Per anni i monopattini elettrici hanno solcato le città italiane in una sorta di limbo normativo: visibili ovunque, spesso invisi ai pedoni, raramente identificabili in caso di incidente. Con la riforma del Codice della strada approvata nel 2024 e il decreto attuativo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo 2026, quel limbo finisce. Dal 16 maggio chiunque voglia circolare con un monopattino a propulsione prevalentemente elettrica dovrà esporre un contrassegno identificativo (per poi dotarsi di una copertura assicurativa RC dal 16 luglio). Chi non si adegua rischia una sanzione amministrativa che va da 100 a 400 euro. Si tratta di un cambio di paradigma nella gestione della micromobilità urbana, con implicazioni pratiche, economiche e giuridiche che vale la pena esaminare nel dettaglio (ricordando anche la pagina di supporto attivata dal ministero).

La targa: come funziona, quanto costa, come si ottieneIl contrassegno identificativo per i monopattini elettrici non è una targa nel senso tradizionale del termine. Si tratta di un adesivo plastificato e non rimovibile, di forma rettangolare (cinque centimetri per sei) prodotto dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e distribuito dalla Motorizzazione civile. Reca sei caratteri alfanumerici su due righe, con un alfabeto ridotto che esclude le vocali e le lettere più ambigue (niente A, E, I, O, Q, U; i numeri vanno da 2 a 9). Va applicato sul parafango posteriore del mezzo oppure, in sua assenza, sulla parte anteriore del piantone dello sterzo. Deve essere orientato correttamente, verticale e leggibile. La particolarità che distingue questo contrassegno da qualsiasi altra targa in circolazione in Italia è che non è associato al mezzo, bensì al proprietario. I monopattini non hanno un numero di telaio e non sono iscritti all'Archivio nazionale dei veicoli: il sistema di tracciabilità si fonda quindi sulla riconducibilità diretta alla persona fisica. Se il monopattino viene ceduto, il vecchio proprietario deve richiedere la cancellazione del contrassegno e il nuovo acquirente deve ottenerne uno diverso.Per richiedere la targa bisogna accedere alla piattaforma Gestione pratiche online del Portale dell'Automobilista, autenticandosi con SPID di secondo livello (nome utente, password e codice temporaneo OTP) oppure con la Carta d'Identità Elettronica. La procedura è aperta ai maggiorenni e ai minori che abbiano compiuto 14 anni, con la differenza che per gli under 18 la domanda deve essere presentata da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale. Una volta completata la pratica telematica, bisogna fissare un appuntamento per il ritiro fisico del contrassegno presso uno sportello della Motorizzazione o un'agenzia di consulenza automobilistica autorizzata.Il costo base del contrassegno è di 8,66 euro, da versare tramite sistema PagoPA. A questa cifra si aggiungono però bollo e diritti di motorizzazione, che portano il totale complessivo a circa 35 euro per chi gestisce la pratica in autonomia. Chi si rivolge a un'agenzia specializzata può arrivare a spendere intorno agli 80 euro. È proprio su questo punto che si è accesa la prima polemica: il presidente di Assosharing, l'associazione degli operatori di sharing e micromobilità, ha parlato apertamente di «tassa mascherata», sottolineando come un contrassegno dal valore nominale di 8,66 euro arrivi a costare al consumatore finale circa quattro volte tanto, per via di oneri accessori che, a suo dire, non trovano precedenti analoghi in Europa.