Incertezza. La Banca centrale europea (Bce) ripete questa parola per 53 volte nell’ultimo bollettino economico, il terzo dell’anno. La guerra in Medio Oriente preoccupa i policymaker di Francoforte, che chiedono ai governi più velocità di esecuzione per fronteggiare la congiuntura sfavorevole che sta colpendo l’eurozona. Da un shock di offerta, si evidenzia, il rischio è che si passi a un’emergenza di domanda. Tale da creare le condizioni per un progressivo deterioramento dell’espansione economica e quindi portare l’area euro sulle soglie della recessione. La Bce conferma che l’incertezza è la nuova bussola dell’eurozona. Le fiamme del conflitto mediorientale lambiscono le fondamenta dell'economia europea e impongono un cambio di passo tempestivo. E Francoforte avverte con fermezza che «il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l'inflazione e gravando sul clima di fiducia». Pertanto, serve un'azione strutturale.

I dati macroeconomici confermano la vulnerabilità del Vecchio Continente di fronte agli shock esterni. Dopo una timida ripresa, la stima rapida preliminare dell'Eurostat certifica una crescita del Prodotto interno lordo (Pil) in termini reali pari a uno scarno 0,1% nel primo trimestre del 2026. Una frenata palpabile. La Bce rileva che l'economia mostrava un certo slancio prima delle turbolenze odierne, sostenuta dalla tenuta del mercato del lavoro. Adesso lo scenario appare mutato in modo profondo. Le prospettive appaiono fragili. L'Eurotower mette a verbale che «le prospettive economiche sono molto incerte e dipenderanno dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dall'intensità dei suoi effetti sui mercati dell'energia e delle altre materie prime, nonché sulle catene di approvvigionamento mondiali». La geopolitica detta le tempistiche della ripresa e il rincaro dei noli marittimi per le tensioni mai sopite nel Mar Rosso e il blocco nello Stretto di Hormuz pesano sui costi aziendali. Le indagini congiunturali segnalano un indebolimento della crescita e la fiducia di consumatori e imprese si è incrinata in modo netto. L'aumento dei tempi di consegna e la pressione sulle catene del valore si traducono in ostacoli per il comparto manifatturiero europeo. A risentirne sono i redditi reali, erosi da costi dell'energia elevati. La riluttanza di famiglie e imprese a consumare e investire si profila come uno scoglio per la stabilità futura. A riguardo, il bollettino è inequivocabile indicando che «più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell'energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell'inflazione e sull'economia».