Home » Net & Tech » Il monito dell’UE sull’IA: il digitale non è sempre ecologico
[foto: imagoeconomica]
Bruxelles – In Irlanda i data center consumano già oltre il 20 per cento di tutta l’elettricità del Paese. È uno degli effetti più visibili di una trasformazione che sta ridisegnando i consumi energetici europei e che mette in tensione le ambizioni ecologiche dell’Unione Europea con la corsa globale all’intelligenza artificiale. A livello più generale, l’Europa rappresenta il 15 per cento del consumo globale di elettricità dei data center, gli Stati Uniti il 45 per cento e la Cina il 25 per cento. Sono i dati che ha diramato oggi (5 maggio) l’Agenzia europea dell’Ambiente (AEA), precisando che, in un momento di crescente competizione geopolitica e incertezza economica, le tecnologie digitali sono considerate fondamentali per la competitività e l’autonomia dei 27 Paesi.
L’AEA sottolinea che affrontare la duplice transizione, quella verde e quella digitale, non rappresenta solo una sfida ambientale, ma anche strategica. Come si legge nel documento “Orientarsi nella duplice transizione europea: opportunità e sfide della digitalizzazione nella transizione verde“, la digitalizzazione non è intrinsecamente ecologica. La rapida espansione dell’intelligenza artificiale, infatti, rappresenta una sfida crescente per il raggiungimento della neutralità climatica in Europa. L’addestramento dei modelli di IA sta determinando una crescita esponenziale delle risorse computazionali. Secondo il rapporto “Intelligenza artificiale e consumo sostenibile in Europa“, la potenza di calcolo necessaria per l’addestramento è aumentata di un milione di volte tra il 1960 e il 2010 e di circa un trilione di volte tra il 2010 e il 2025.






