Home » Editoriali » “Quousque tandem abutere, Europa, patientia nostra?”
Marco Tullio Cicerone mentre accusa Lucio Sergio Catilina (il personaggio isolato, sulla destra) nella "Prima Catilinaria" nel Senato di Roma nel 63 a.c.. Affresco di Cesare Maccari, nell'omonima sala del Senato della Repubblica italiana. (Fonte: Senato della Repubblica)
Non sono un latinista, non sono neanche stato un buono studente di latino, ma questa frase me la ricordo da sempre: “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”. Probabilmente non perché è in latino, ma per l’arte retorica che in sole sei parole valorizza il limite superato, che denuncia il peso della goccia che ha traboccato dal vaso.
Ecco, da qualche giorno oramai la goccia per me è diventata una cascata: rabbrividisco più volte al giorno pensando a questa cosa, a questo limite che noi governo italiano e noi governo europeo e noi tanti altri governi abbiamo da tempo superato, ignorato, calpestato: la tolleranza verso le ignominie compiute dal governo di Israele, dai suoi ministri, dalle mogli dei suoi ministri, dal suo esercito, dai suoi poliziotti, dai suoi marinai, dalle sue guardie carcerarie.
Mi vergogno davanti ai miei figli che mi chiedono di spiegare loro “come mai” il governo di Israele può rapire delle persone a 1.000 chilometri dalle sue coste, “come mai” le può tenere in carcere, “come mai” le può torturare… “come mai” non reagiamo?







