"Se nei posti di comando di tanti Paesi oggi ci fossero più Numa Pompilio, un re di pace, innamorato nonostante l'età della ninfa Egeria, e appassionato della legge e della religione, e meno Tullio Ostilio, che di guerre ne fece parecchie, e meno Tarquinio il Superbo, forse sarebbe tutto diverso e il mondo sarebbe un posto migliore. Ce ne vorrebbe uno per nazione almeno...". È la risposta che di Enrico Brignano a chi gli chiede quale preferisca tra "I 7 Re di Roma", con cui torna al Teatro Sistina con 38 rappresentazioni, dal 3 ottobre al 23 novembre, e dopo prosegue toccando Trieste, Bologna, Bari e Torino.

"Se fossimo stati qui l'anno scorso - ammette l'attore - vi avrei detto dei timori, delle paure che uno come me poteva avere nell'affrontare un testo del genere, un testo teatrale in un momento storico particolare e invece adesso a distanza di un anno posso raccontarvi del grande successo che ha avuto questo spettacolo" dice Brignano parlando della commedia musicale - scritta da Gigi Magni, musicata da Nicola Piovani e resa celebre nella versione originale da Gigi Proietti - che è stata da lui riproposta nella scorsa stagione teatrale con 130mila biglietti venduti, 83 repliche tutte esaurite in 9 città italiane.Da piccolo, ammette Brignano, non aveva un rapporto con la storia ma negli ultimi anni si è appassionato: "Tanto è vero che il mio mito è Barbero. Mi piacerebbe averlo come Alexa dentro casa. Gli ho chiesto tante volte di collaborare, lui riempie i teatri perché ha una capacità di raccontare che non ha avuto nessun professore che ho incontrato. Quindi esorto a Barbero a candidarsi alle elezioni, quantomeno come ministro della Cultura.... Lo so, mi piace vincere facile".