La cura di cui parla lo psicologo (e teologo) Sandro Spinsanti è una pratica, spesso coniugata al femminile, che coinvolge le persone in momenti importanti della loro vita, sia come persone che la offrono sia come persone che ne hanno bisogno. L’esigenza di dare aiuto alle persone care è sviluppata dall’autore in una dimensione “domestica”, accessibile a chi ha volontà di farlo, ben sapendo quanto l’offerta di assistenza si riveli spesso impotente davanti alle atroci necessità di cui hanno bisogno le vittime delle guerre attuali, che soffrono fame, sete, ferite e una quasi totale mancanza di sostegno.

E tuttavia offrire cura non è facile, neppure a livello familiare. Spesso non lo è nemmeno a livello ospedaliero dove i curanti, i medici, possono essere allo stesso tempo assai esperti dal punto di vista professionale e poco esperti nel prendersi cura di chi ne ha bisogno. Per far comprendere meglio le sue argomentazioni, Spinsanti si riferisce spesso a episodi, atteggiamenti, situazioni tratte da libri o film, costruendo un patrimonio di esperienze su cui è più facile intendersi, condividendo le caratteristiche dei diversi personaggi. Per esempio, il libro di Ada d’Adamo, Come d’aria, introduce alla comprensione di una donna che deve occuparsi ininterrottamente di una figlia cerebrolesa, soffrendo perché sa di doverla abbandonare al suo destino quando, con la propria morte, nessuno potrà sostituirla. Le angosce del “dopo di noi” sono purtroppo comuni a tutti i genitori e ai caregivers che non possono organizzare il futuro dei loro cari.