I giudici di Lussemburgo accolgono il ricorso della Commissione Ue e afferma che il sistema delle supplenze per il amministrativo e ausiliario viola il diritto europeo. Il Mim fa sapere che sta lavorando a un provvedimento d'urgenza
La Corte di giustizia dell’Unione europea boccia l’Italia sul fronte del precariato nella scuola. Con una sentenza destinata ad avere pesanti conseguenze politiche e amministrative, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il sistema di reclutamento del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (il cosiddetto personale Ata) viola il diritto europeo in materia di contratti a tempo determinato. Le sentenze della Corte di giustizia dell’Ue sono vincolanti per l’Italia.
I motivi
Al centro della decisione c’è il ricorso sistematico ai contratti precari, che secondo la normativa europea dovrebbe rappresentare un’eccezione e non una modalità ordinaria di gestione del personale. La Corte ha accolto così il ricorso della Commissione europea, rilevando come la legislazione del nostro Paese non preveda alcun limite effettivo né alla durata complessiva dei contratti a termine né al numero massimo dei rinnovi per il personale Ata. Vuoto normativo che, secondo i giudici, ha consentito negli anni un utilizzo strutturale del lavoro precario per coprire quelle che in realtà sono esigenze permanenti e a lungo termine degli istituti scolastici.







