Fuori dagli studi di Cinecittà va in scena la protesta dei precari. L'intervento migliore sul palco dalla migliore attrice non protagonista: «Non capisco perché la cultura non è al centro del nostro Paese». Insinna: «Un paese che non difende le proprie sale e i suoi film, smette di sognare»

La 71esima edizione dei David di Donatello si apre con l’evento dentro gli studi di Cinecittà e la protesta, fuori, dei lavoratori del cinema. Mentre ospiti e candidati salgono sul palco, il movimento #siamoaititolidicoda ha messo in scena la sua manifestazione simbolica – cartelli e maschere – per denunciare una crisi «senza precedenti», su un comparto con produzioni ferme e precarietà diffusa. Chi però è dentro gli studios ricorda la crisi in atto. Flavio Insinna ha ricordato: «Il maestro Sorrentino mi ha chiesto di finire presto. Gli ultimi tre David li diamo domattina a Uno Mattina. Questa serata è una lettera d’amore per il cinema in mezzo a mille difficoltà, non è un luogo comune, continua a creare tra volti, teste che pensano, mani che attaccano cavi. Senza bandiere né ideologia un paese che non difende le proprie sale, i cinema dove andavo io ora sono bingo, dove rifugiarsi dall’orrore, e non sostiene i suoi film, smette di sognare. Non chiamiamoli Oscar italiani, siamo noi che abbiamo insegnato il cinema al mondo».