Roma, 7 mag. (askanews) – Una Festa del Cinema italiano che guarda dentro se stesso, facendo squadra per difendere se stesso. È questa la Festa dei David di Donatello, che ha celebrato a Cinecittà il meglio della settima arte declinata in italiano. Fuori, la protesta dei lavoratori del cinema si materializza davanti ai cancelli di Cinecittà. Mentre ospiti e candidati si preparavano alla serata dei David di Donatello, il movimento #siamoaititolidicoda ha messo in scena la sua manifestazione simbolica – con cartelli e maschere – per denunciare una crisi “senza precedenti”, descrivendo un comparto “agonizzante”, oppresso da produzioni ferme, precarietà diffusa e incertezza sui finanziamenti.
Dentro, Flavio Insinna, conduttore della serata, ricorda: “Questa serata è una lettera d’amore per il cinema in mezzo a mille difficoltà, non è un luogo comune, continua a creare tra volti, teste che pensano, mani che attaccano cavi. Senza bandiere né ideologia, un Paese che non difende le proprie sale, i cinema dove andavo io – ora bingo -, dove rifugiarsi dall’orrore, e non sostiene i suoi film, smette di sognare. Non chiamiamoli Oscar italiani, siamo noi che abbiamo insegnato il cinema al mondo”.











