di
Paolo Tomaselli
La prima stagione intera da allenatore in serie A si chiude con due titoli, scudetto e Coppa Italia. Nessuno come lui ha fatto un'esperienza così lunga con i giovani
Cristian Chivu è sempre stato un irregolare nel calcio, per carattere e per formazione. Del resto per seguire una delle sue prime partite in tv, Olanda-Unione Sovietica finale dell’Europeo 1988, quella del celeberrimo gol di Marco Van Basten, fu costretto a salire sulla collina che domina Resita per incollarsi a una piccola televisione, con il proprietario che reggeva l’antenna con le mani per non perdere il segnale. E il suo vero idolo era il padre Mircea, ex giocatore e suo allenatore, morto quando Cristian era ancora un ragazzo.
La prima stagione intera da allenatore di serie A si chiude con due trofei ed è la prima volta nella storia dell’Inter che un debuttante fa così bene. Ma Chivu, proprio per il suo percorso insolito è considerato a 45 anni e mezzo ancora un «allenatore giovane», anche se a questa età Antonio Conte aveva già vinto i tre scudetti della rinascita juventina e Max Allegri aveva già conquistato da due anni il suo primo campionato, con il Milan. Tutti e due avevano già accumulato esperienze in altri club e dopo il successo precoce hanno continuato a vincere.







