L’artista Areej al Saafin, che ha perso un occhio in un bombardamento israeliano, nel campo profughi di Bureij, nel centro della Striscia di Gaza, il 2 maggio 2026
(Eyad Baba, Afp)
Dietro il linguaggio da bollettino del rapporto sulla situazione nella Striscia di Gaza dell’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) di metà aprile si scorge una realtà terrificante. “In tutta la Striscia di Gaza continuano a essere individuati rischi gravi e diffusi per la salute ambientale. I partner segnalano una proliferazione di roditori, scarafaggi, mosche e altri parassiti, che contribuiscono alla trasmissione di malattie, con un’elevata prevalenza di scabbia, pidocchi e infezioni cutanee. La portata e la persistenza di tali rischi per la salute pubblica sono legate al sovraffollamento, alle condizioni igienico-sanitarie inadeguate e all’accesso limitato ai servizi igienici”.
Dalla Striscia di Gaza arrivano immagini orribili di tende invase dai ratti. Gli animali rosicchiano tutto quello che trovano, cibo faticosamente messo da parte e vestiti, bucano i tessuti dei rifugi, mordono i bambini nel sonno. Sono molti ormai i genitori, raccontano dalla Striscia, che restano svegli la notte o fanno i turni per vegliare sui loro figli addormentati ed evitare che siano attaccati dai topi.







