Tra le complicanze che possono seguire un intervento chirurgico, una è particolarmente insidiosa e spesso difficile da debellare. Si tratta delle infezioni post-operatorie, più comuni in chi subisce interventi di inserimento di protesi nonostante le rigide procedure di sterilizzazione e i protocolli ospedalieri, e diventate più subdole a causa dell’aumentare della resistenza dei batteri agli antibiotici.
Per mitigare il problema, da tempo la ricerca biomedica di base sta esplorando l’idea di utilizzare cellule vive, in particolare batteri geneticamente modificati, come veicoli terapeutici in grado di produrre e somministrare farmaci direttamente sul sito interessato. Un approccio promettente, ma rischioso: i microbi tendono naturalmente a diffondersi nell’organismo e possono innescare infezioni sistemiche ed effetti tossici imprevisti.
Oggi, nel tentativo di superare questo limite, un gruppo di bioingegneri dell’Università di Harvard ha sviluppato un idrogel impiantabile ad altissima resistenza, capace di isolare e contenere i batteri terapeutici pur permettendo loro di agire attivamente contro l’infezione. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science.
Il cervello in diretta: a Padova la tecnologia che ascolta i neuroni








