La corsa alla presidenza della Figc è entrata ufficialmente nel vivo con l'ammissione delle candidature di Giovanni Malagò e Giancarlo Abete - non ammessa quella di Renato Miele in quanto priva del necessario accredito da parte di almeno la metà più uno dei delegati assembleari di almeno una Lega o una componente tecnica - e la presentazione dei programmi elettorali dei due.
Per Malagò, che sottolinea come il "nuovo percorso non dovrà assumere toni divisivi", gli obiettivi primari sono quelli di "rendere più competitivo il calcio italiano sul piano internazionale, rafforzare la sostenibilità del sistema, avviare una politica nazionale sulle infrastrutture, ricostruire una filiera del talento italiano, dal settore giovanile con particolare attenzione al vincolo sportivo alla prima squadra. Per l'ex numero 1 del Coni, sarà compito della Figc "accompagnare la Serie A senza invadere l'autonomia della Lega," fare della Serie B "il principale laboratorio del talento italiano", così come della Lega Pro "il luogo di valorizzazione del talento". La Lnd, invece, sarà il cuore sociale del calcio italiano. Bisognerà poi aprire una riflessione sul tema del betting, con il recupero di una quota di risorse da destinare allo sviluppo del movimento, fare dell'Aia un sistema che può operare in autonomia con standard tecnici elevati e far assumere alla Figc un ruolo attivo di collaborazione e interlocuzione permanente con il Commissario governativo, per la modernizzazione infrastrutturale del calcio italiano.














