Il decano degli animatori italiani parla di esordi lontani, tecnologia, creatività, animali. E del festival a Bergamo (imminente) organizzato da suo figlio(BdI n. 1.089) È un allegro e vivace giovane di 88 anni, il padre del disegno animato italiano Bruno Bozzetto. E ha appena festeggiato il David di Donatello con emozione, perché «arriva non dal mondo dell'animazione e dei festival specializzati, ma dal mondo del cinema, un riconoscimento del valore cinematografico del mio lavoro e del fatto che non ho mai realizzato film per bambini, come invece di solito è considerata l’animazione in Italia. Dal primo film, «Tapum! La storia delle armi» (1958), mi sono sempre rivolto agli adulti» sorride. «Inoltre, un premio come il David fa comodo perché la visibilità mi permette di parlare di cose che mi stanno a cuore». Per esempio? «Gli animali. Vivo in campagna immerso nella natura, a contatto con loro, e provo continuamente a convincere la gente a rispettare gli animali, perché viviamo sulla Terra, questo piccolo vascello che percorre l'universo, insieme a loro. Sono i nostri compagni, invece l'uomo si è messo al di sopra di tutto dimenticandosi che il 98% del suo DNA è uguale a quello di una scimmia. Sa quanti animali ammazziamo per metterli sulla tavola? 80 miliardi all'anno, senza contare i pesci».
Bozzetto: «L'AI mi incuriosisce. Il David? Bello che il cinema premi la mia animazione»
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