Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato la memoria dei palestinesi. Per più di dieci mesi i funzionari dell’Unrwa hanno lavorato sotto le bombe, e quasi in incognito, per portare fuori da Gaza e Gerusalemme Est milioni di documenti. Costituiscono l’archivio del popolo palestinese: schede originali dei rifugiati registrati dopo li 1948, certificati di nascita, di matrimonio e di morte, testimonianze personali raccolte della Nakba (l’espulsione forzata di 750 mila persone dopo la nascita dello Stato di Israele), e molto altro. Dopo il 7 Ottobre rischiavano di venire distrutti.
A ricostruire i dettagli dell’operazione è il Guardian. Decine di funzionari dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, hanno trasportato fuori dalla Striscia migliaia di scatoloni privi di etichetta o bolla di accompagnamento. All’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023 gran parte dei documenti era ancora in formato cartaceo, conservata negli uffici dell’agenzia. Nonostante gli sforzi di digitalizzazione, centinaia di migliaia di atti restavano esposti a incendi, esplosioni e bombardamenti.
I primi giorni dell’offensiva israeliana sono stati decisivi. Dopo l’ordine di evacuazione degli uffici di Gaza City, il personale internazionale dell’Unrwa ha lasciato la Striscia senza poter portare con sé gli archivi. Contemporaneamente, un’ondata di attacchi informatici minacciava i database digitali. Nonostante le bombe e i combattimenti, un piccolo gruppo di funzionari Unrwa è tornato negli uffici con dei camion presi a noleggio, recuperando i documenti e trasferendoli verso Rafah, al confine con l’Egitto. Tuttavia, Il Cairo aveva posto una condizione: per far uscire l’archivio serviva il consenso israeliano.






