Milioni di foto, documenti, atti di proprietà, certificati di nascita, di matrimonio e di morte. Un immenso patrimonio che dopo il 7 ottobre rischiava di svanire per sempre. E con lui la memoria della popolazione palestinese e la sua storia, dall’esodo forzato del 1948 dopo la creazione di Israele a oggi. Per salvarlo gli operatori dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, hanno organizzato una delicata e rischiosissima operazione lunga 10 mesi. Lo racconta il Guardian, che in un lungo pezzo pubblicato nell’anniversario della Nakba descrive il lavoro fatto per mettere al sicuro l’archivio della Striscia di Gaza e di Gerusalemme Est e trasferirlo ad Amman, in Giordania.
Un’operazione tutt’altro che semplice. Dopo il 7 ottobre gli uffici dell’Unrwa sono stati evacuati e i suoi dipendenti sono stati costretti a lasciare in sede l’archivio, in gran parte non ancora digitalizzato. “C’era il rischio concreto che gli israeliani intervenissero e li distruggessero, oppure che venissero semplicemente bruciati da un incendio, un’esplosione o chissà cos’altro” ha raccontato al Guardian Sam Rose, direttore ad interim degli affari dell’Unrwa a Gaza. Così nei mesi successivi, nonostante i continui raid dell’Idf, una piccola squadra di funzionari ha raggiunto gli uffici di Gaza City e caricato il furgone a noleggio. Attraverso tre viaggi ad altissimo rischio i documenti sono stati portati a sud, in un magazzino alimentare di Rafah. Il team, lavorando in incognito, è riuscito a farli uscire attraverso il confine con l’Egitto. Da lì poi, grazie a un’organizzazione benefica, sono stati trasferiti ad Amman usando gli aerei che facevano ritorno in Giordania dopo aver consegnato gli aiuti.






