Camillo Porta è anche un po’ seccato: «Guardi, io sono arrivato qui da Pavia sei anni fa. Arrivo il lunedì, vado via il venerdì. Non so niente del gossip politico-sociale barese. Faccio il mio dovere e basta». Ma su una cosa, l’oncologo pavese, presidente della commissione di concorso che ha esaminato Mari Lorusso, è pronto a mettere la mano sul fuoco: «Dal punto di vista amministrativo il concorso non ha nessuna pecca. I concorrenti hanno vinto sulla base del curriculum e degli esami che hanno svolto. Non sta a me, poi, valutare se formalmente la situazione della dottoressa Lorusso fosse compatibile o meno con i titoli e i requisiti richiesti. Ho visto che la Regione prima e poi il Policlinico hanno deciso di annullare l’assunzione. Vedremo come andrà a finire».

Lo specialista di più non vuole dire — «c’è un’indagine amministrativa in corso» — ma tiene ad allontanare dalla commissione ogni ombra. Ammette di aver conosciuto sia la ex consigliera comunale di Bari — arrestata a febbraio del 2024 per voto di scambio politico-mafioso con il marito, Giacomo Olivieri — che il padre, Vito, ora ai domiciliari: è stato condannato per aver chiesto soldi ai pazienti oncologici per velocizzare le cure. «Con lui ci siamo incrociati in decine di congressi in giro per l’Italia: non siamo amici, ma ci conoscevamo bene». Quanto a lei, «mi è stata presentata». Detto questo, non c’è stata nessuna corsia preferenziale, assicura il medico: «La preparazione c’era e tutto è stato fatto in maniera corretta».