La sanità dispone di una quantità crescente di dati, ma fatica a renderli davvero utilizzabili nei processi clinici. La Process Intelligence, integrata con AI multimodale, Process Mining e spiegabilità, può trasformare informazioni frammentate in decisioni più contestualizzate, tempestive e affidabili
RTT presso il Dipartimento di Informatica, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
La sanità è uno dei settori più ricchi di dati, ma anche uno di quelli che fatica maggiormente a trasformarli in valore. Il Fascicolo Sanitario Elettronico raccoglie informazioni dettagliate sui pazienti, ma nella pratica questi dati restano dispersi in sistemi non interoperabili, frammentati tra livelli regionali, strutture cliniche e piattaforme eterogenee.
Il punto non è la quantità di dati disponibili, ma la loro accessibilità operativa. In Europa — e in Italia in particolare — il dato sanitario è formalmente presente ma sostanzialmente difficile da utilizzare nei tempi e nei modi richiesti dalla medicina contemporanea. Tra vincoli regolatori, complessità autorizzative e differenze di governance, il rischio è che il dato esista “in teoria”, ma non sia disponibile “in pratica” quando serve davvero.
Il risultato è un paradosso ormai strutturale: una disponibilità crescente di dati non si traduce automaticamente in una migliore capacità decisionale o in modelli predittivi realmente efficaci.









