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14 maggio 2026
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«Case della Costituzione». Procede a tappe forzate l’organizzazione, come raccontato da Il Tempo nei giorni scorsi, del nuovo «partito dei giudici». Mentre il governo è ancora alle prese con la gestione del post referendum, i magistrati non perdono un secondo. La chiamano ancora associazione. Ma dalla lettura del documento, che il Tempo ha potuto visionare, diffuso in vista dell’assemblea straordinaria convocata dall’Associazione nazionale magistrati per sabato prossimo in Cassazione, dove avverrà la presentazione ufficiale, è difficile continuare a fingere che si tratti soltanto di un sindacato. Al momento nessun simbolo elettorale, ma un’infrastruttura culturale, territoriale e mediatica destinata a incidere stabilmente sulla vita pubblica italiana, a orientare il dibattito politico e a mobilitare pezzi rilevanti della società civile attorno a un’agenda chiaramente alternativa a quella dell’attuale maggioranza di governo. Il cuore dell’operazione è tutto dentro un’espressione apparentemente innocua: «Case della Costituzione». Ufficialmente dovrebbero essere «luoghi fisici, rigorosamente liberi da condizionamenti politici», dedicati alla promozione della cultura costituzionale e della tutela dei diritti. In realtà, leggendo attentamente il testo, emerge qualcosa di diverso.






