Kerry Brown e Kalley Wu Tzu-hui, nel loro straordinario libro History,the United States and a Rising China.The Trouble with Taiwan, (Bloomsbury) non avevano dubbi: la questione di Taiwan «è la questione dei tempi presenti», scrivevano, perché si tratta di un conflitto irrisolvibile con le arti della diplomazia, ma solo con quelle del confronto di potenza. E questo confronto, qui sta il problema, si gioca in una delle regioni del pianeta strategicamente destinata a divenire sempre più dominante nella storia mondiale.

La Cina dà certamente segni di rallentamento demografico e la sua crescita non è più veloce come ai tempi in cui era fondata sul carbone e su un esercito industriale di riserva infinito, ma domina ancora oggi la catena del valore della transizione energetica e minaccia l’Europa e gli Stati Uniti perché la transizione energetica mondiale ha il suo cuore manifatturiero in Asia e in primis, appunto, in Cina. Ma è pur vero che oggi, per la legge del valore-lavoro, i salari cinesi crescono e quelli del Sud Est asiatico divengono attrattivi, unitamente agli investimenti in nuove tecnologie, che oggi si trasferiscono sempre più nel Sud Est asiatico con nuove medie potenze emergenti.