di

Francesco Petruzzelli

« È come se avessero ammazzato Sako due volte, con un tarantino sarebbe stato diverso. Sono qui da 11 anni e una cosa simile non l’ho mai vista e vissuta»

«Sono qui da 11 anni e una cosa simile non l’ho mai vista e vissuta. Non siamo in un luogo pericoloso. Qui ci conosciamo davvero tutti». Don Emanuele Ferro, parroco 48enne della Cattedrale San Cataldo e delle chiese della città vecchia, si dice ancora «sconvolto» per la terribile morte di Sako Bakari, il 35enne bracciante del Mali ucciso all’alba di sabato in piazza Fontana a Taranto da un gruppo di giovani, quasi tutti minorenni.

Lei nel rosario di martedì sera ha usato parole molto forti sulla mancata reazione della città a questa morte inspiegabile.«Sì. Ho detto che quando muore qualcuno in un luogo pubblico esso stesso diventa spontaneamente un sacrario a cielo aperto. Pensiamo alle vittime di incidenti stradali o di tragedie. Ecco perché, ammonendo la mia comunità, ho chiesto di portare un fiore sul luogo dell’omicidio in memoria di Sako. Ho detto loro di essere coerenti con la festa patronale appena trascorsa: di prenderli dalla statua di San Cataldo visto che nell’accezione dei tarantini è percepito come il santo amante dei forestieri».