«Non importa se sei uomo o donna, musulmano, cristiano, cattolico o ebreo. Non importa. Se sei un fan dei Maiden, sei un fan degli Iron Maiden». Lo dice il frontman Bruce Dickinson all’inizio di «Iron Man: Burning Ambition», documentario sulla storica band heavy metal britannica diretto da Malcom Venville al cinema dal 14 maggio.

Un grande atto d’amore verso il gruppo che ha compiuto cinquant’anni lo scorso anno (è nato nel 1975) con interventi dei membri, passati e presenti, e di molti fan di vari Paesi diversi, alcuni persone “comuni” ma altri famosi, come i colleghi Lars Ulrich (Metallica), Chuck D (Public Enemy), Tom Morello (Rage Against The Machine), Gene Simmons (KISS) e Scott Ian (Anthrax).

Il più scatenato di tutti, vero fan nell’accezione originaria di diminutivo di “fanatico”, è l’attore spagnolo Xavier Barden, che dice che la musica è la forma d’arte superiore a tutte, perché può essere compresa da chiunque, non necessita di alcuna forma di traduzione.

Fra le voci spiccano quelle dei due leader del gruppo, il fondatore Steve Harris bassista (e in seguito anche tastierista) e il cantante Bruce Dickinson che arriva solo nel 1982 con il terzo album, «The Number of the Beast» subentrando a Paul Di'Anno, lascia momentaneamente il gruppo nel 1992 (sostituito da Blaze Bayley) per poi tornare nel 1999 assieme al chitarrista Adrian Smith che aveva lasciato nel 1990, ma nel suo caso è rimasto il suo sostituto Janick Gers e da un quarto di secolo fanno concerti con tre chitarristi.