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14 Maggio 2026
Ultimo aggiornamento: 8:07
Far scontare la pena in comunità ai detenuti tossicodipendenti con una condanna non superiore a otto anni. Alla soglia dell’estate, la stagione più critica per le condizioni delle carceri, il governo accelera per realizzare il suo piano, descritto fin da inizio legislatura come l’antidoto al sovraffollamento penitenziario (arrivato a sfiorare il 140%). A luglio 2025 il Consiglio dei ministri aveva approvato un disegno di legge su questo tema: prevede, appunto, che “se deve essere eseguita nei confronti di persona tossicodipendente o alcoldipendente una condanna non superiore a otto anni”, o quattro per i reati più gravi, “l’interessato può chiedere in ogni momento di essere ammesso alla detenzione domiciliare” presso una struttura privata, “sulla base di un programma terapeutico socio-riabilitativo“. Alla domanda devono essere allegati, “a pena di inammissibilità, l’indicazione della correlazione tra la tossicodipendenza o l’alcoldipendenza e il reato” nonché “la valutazione della effettiva e attuale condizione di tossicodipendenza o alcoldipendenza”, svolta da un’apposita “commissione centrale” istituita presso la Presidenza del Consiglio. A decidere sulla richiesta sarà il magistrato di Sorveglianza. La nuova misura si affianca all’affidamento in prova al servizio sociale, già previsto per condanne fino a sei anni: “In questo modo si eleva il livello di sicurezza, una volta eliminata la molla che conduce a delinquere”, diceva la premier Giorgia Meloni in un video sui social.






