Prima che di riforma, le nostre istituzioni hanno bisogno di una autoriforma sul modo di concepire e attuare la funzione pubblica nell’interesse, appunto, pubblico. Nel suo piccolo, lo dimostra la vicenda della sistemazione dell’ex presidente della Regione Michele Emiliano, che si trascina da mesi nonostante il diritto costituzionale a “conservare il posto di lavoro”, che è quello di magistrato.

Ma a ostacolarne l’esercizio c’è il lavorio incessante per risarcirgli il danno della mancata ricandidatura. Il presidente Antonio Decaro s’era impegnato per una consulenza personale, inizialmente generica, da campo largo, poi circoscritta a Ilva o aree di crisi o, insomma, a qualcosa che giustificasse un titolo di pagamento. Poiché non è pensabile che non si sia dato uno sguardo alla legge in materia (recente e perciò ben nota: il decreto legislativo 45/2024), deve ritenersi che l’intenzione fosse di forzarla con una interpretazione ad usum delphini.

Michele Emiliano: “Il mio futuro? Aspetto che i potenti decidano. Mie indicazioni erano riservate”

di Chiara Spagnolo 04 Maggio 2026

Senonché la consulenza pubblica continuativa — usuale premio di consolazione per politici non candidatisi o non eletti — non rientra tra gli incarichi che la legge conferisce esclusivamente ai magistrati. Il consulente può ben essere un avvocato o un economista o altro professionista esperto e comunque dovrebbe essere al servizio del parlamento o del governo o di organi di rilevanza costituzionale (la Regione non lo è).