Negli stessi giorni in cui un focolaio virale ricorda quanto sia concreto il bisogno di competenza scientifica sui patogeni emergenti, negli Stati Uniti il governo federale ha avviato una procedura per escludere dai finanziamenti pubblici Ralph Baric, professore della University of North Carolina a Chapel Hill, membro della National Academy of Sciences e fra i maggiori esperti mondiali di coronavirus. La notizia, riportata da Science, riguarda una decisione del Department of Health and Human Services: Baric è già stato sospeso dalla possibilità di ricevere nuovi fondi federali e ora rischia un debarment di almeno tre anni.L’accusa formale riguarda un presunto “pattern of deception”, una condotta ingannevole ripetuta, riferita soprattutto a esperimenti condotti nel 2014 su coronavirus di pipistrello. Secondo HHS, quegli esperimenti avrebbero prodotto un virus con caratteristiche di gain of function, cioè un virus reso più capace di infettare o causare malattia, e Baric avrebbe presentato in modo fuorviante la natura di quel lavoro nelle comunicazioni con NIAID, l’istituto che per decenni ha finanziato la sua ricerca. A questa contestazione si aggiunge un’accusa separata su un finanziamento Wellcome del 2017, che secondo HHS avrebbe avuto una sovrapposizione con un grant NIAID e avrebbe dovuto essere dichiarato in modo diverso.Il caso nasce da esperimenti pubblicati nel 2015 su Nature Medicine. Il gruppo di Baric voleva capire se un coronavirus di pipistrello, identificato in Cina da ricercatori del Wuhan Institute of Virology, potesse rappresentare una minaccia per l’uomo. Quel virus, indicato come SHC014, allora non poteva essere coltivato direttamente in laboratorio. Per studiarne la spike, cioè la proteina che permette al virus di entrare nelle cellule, i ricercatori inserirono il gene della spike in un coronavirus SARS già adattato alla crescita nel topo. Il virus chimerico così ottenuto fu poi testato in colture cellulari e in animali.Questo tipo di esperimento si colloca da sempre nel punto più esposto della virologia sperimentale. Serve a capire in anticipo quali virus animali possano acquistare accesso alle cellule umane; allo stesso tempo richiede regole severe, perché costruire virus ricombinanti implica rischi reali. Nel lavoro del 2015, gli autori scrissero apertamente che studi simili avrebbero potuto essere giudicati troppo rischiosi dai comitati di revisione, e che la preparazione contro future epidemie doveva essere valutata insieme al rischio di creare patogeni più pericolosi. Quella frase oggi pesa, perché mostra che Baric non trattava quel problema come un dettaglio burocratico.La contestazione attuale gioca su una definizione tecnica e amministrativa: quegli esperimenti produssero davvero un gain of function? Baric sostiene di no. Nei topi, il virus chimerico avrebbe causato una malattia meno grave rispetto al virus SARS adattato al topo usato come confronto. Nelle cellule epiteliali umane delle vie respiratorie, secondo Baric, il virus avrebbe mantenuto funzione, senza aumentarla. HHS interpreta invece alcuni dati in modo diverso e accusa Baric di avere minimizzato il possibile aumento di infettività, richiamando anche una sua frase del 2014, pronunciata a un simposio della National Academy of Sciences, in cui avrebbe definito il virus chimerico come “gain-of-function”. Baric ora dice che quella formulazione fu imprecisa e che avrebbe dovuto parlare di un esperimento con potenziale gain of function.A rendere il caso assai più grave è il contesto politico in cui questa procedura arriva. Baric è da anni al centro di accuse infondate secondo cui avrebbe contribuito alla nascita di SARS-CoV-2. Il suo nome compare nella discussione pubblica perché ha collaborato con ricercatori del Wuhan Institute of Virology e perché il suo laboratorio possiede competenze avanzate di reverse genetics sui coronavirus. Nel 2018 partecipò anche a una proposta presentata a DARPA, insieme a EcoHealth Alliance e ad altri gruppi, che prevedeva fra le possibili linee di lavoro l’introduzione di siti per la furina in coronavirus di pipistrello. Quella proposta, nota come DEFUSE, venne respinta. Dopo l’emergere di SARS-CoV-2, la presenza nel suo genoma di un sito per la furina ha alimentato sospetti, ricostruzioni forzate e accuse pubbliche contro molti virologi coinvolti nella ricerca sui coronavirus.Si vede bene come una discussione legittima sulla biosicurezza diventa persecuzione quando il bersaglio viene scelto per confermare una narrazione politica già formata. La ricerca sui coronavirus chimerici merita controllo rigoroso, come tutte quelle che comportano gain-of-function. Le collaborazioni internazionali con laboratori che operano su patogeni emergenti necessitano trasparenza. Le agenzie pubbliche devono poter riesaminare grant, procedure, autorizzazioni, comunicazioni e conflitti di interesse. Tutto questo appartiene al governo responsabile della scienza. Un procedimento retroattivo contro uno scienziato fra i più competenti nel suo campo, costruito in un clima in cui figure politiche e commentatori lo indicano da anni come possibile artefice della pandemia, appartiene a un’altra logica.Robert F. Kennedy Jr., oggi segretario HHS, nel suo libro The Wuhan Cover-Up ha tentato di collegare il lavoro di Baric all’origine della pandemia. Robert Redfield, già direttore dei CDC, è arrivato a dire che esiste una possibilità reale che il virus sia nato a Chapel Hill, presentando Baric come la mente scientifica di un progetto cinese di ingegneria virale. Sono affermazioni enormi, perché trasformano un ricercatore in un personaggio chiave di una catastrofe globale. Dopo anni di indagini, audizioni parlamentari, richieste di documenti, cause per ottenere gli archivi di UNC e campagne pubbliche, come è ovvio non vi è alcuna prova che Baric abbia creato SARS-CoV-2 o abbia partecipato alla sua creazione.Invece, ci sono le conseguenze per la vita personale di Baric. Science racconta che riceve minacce di morte, che UNC ha dovuto rafforzare la sicurezza del suo laboratorio, che nel 2024 egli ha testimoniato per un’intera giornata davanti alla sottocommissione della Camera sulla pandemia, e che nel 2025 è stato messo in congedo amministrativo dopo l’avvio di una compliance review da parte di NIH. Ora UNC ha annunciato il suo pensionamento, mentre Baric ha dichiarato che intende opporsi a questa ultima procedura punitiva.A parte Baric, è chiaro che gli Stati Uniti stanno dicendo ai propri virologi che studiare i virus più pericolosi può esporre, anni dopo, a una rilettura punitiva dell’intera carriera. Il messaggio arriva mentre la biosorveglianza richiede esattamente l’opposto: competenze solide, laboratori preparati, capacità di leggere rapidamente genomi virali, modelli sperimentali controllati, regole chiare prima degli esperimenti e valutazioni tecniche affidate a persone che conoscano davvero la materia. Punire retroattivamente una figura come Baric, dentro un contesto politico già saturo di accuse sull’origine di SARS-CoV-2, produce il prevedibile effetto di diminuire la ricerca sui virus emergenti, per non esporsi troppo, e di conseguenza meno disponibilità a collaborare, meno capacità di anticipare il prossimo salto di specie e in generale maggior rischio per tutti.La pandemia avrebbe dovuto insegnare una lezione semplice: la preparazione scientifica si costruisce prima dell’emergenza. Quando un virus arriva nella popolazione umana, il tempo perduto negli anni precedenti diventa mortalità, improvvisazione, panico pubblico, decisioni tardive. Baric appartiene alla generazione di scienziati che hanno studiato i coronavirus quando il mondo li considerava una nicchia specialistica. Dopo SARS, dopo MERS, dopo COVID-19, sappiamo quanto quella nicchia fosse centrale, e che facciamo? Incolpiamo gli esperti migliori che abbiamo, in piena regola complottista, come una sorta di resa dei conti da regalare agli elettori MAGA e MAHA.Il tutto quando? Proprio quando un nuovo focolaio ricorda che la conoscenza dei virus salva vite. Chi ha studiato i coronavirus prima che il mondo ne sospettasse anche solo l’esistenza o ne conoscesse anche solo il nome, viene trattato come chi ha esposto tutti a un rischio pubblico. In questo modo, sparando sulla conoscenza (scientifica ma non solo) muoiono le democrazie e, alla prima emergenza epidemica vera, le persone.