Quando da cinque minuti è passata la mezzanotte, un glaciale teenager madrileno che somiglia ad Anthony Perkins e un grintoso italo-argentino controfigura di Sylvester Stallone si affrontano nel tie break. Avanti di due minibreak, Rafael Jodar ha l’occasione per prendersi il primo set del quarto di finale ma Luciano Darderi non si dà per vinto, raggiunge l’enfant prodige e lo supera con un colpo di reni che nemmeno Marino Basso ai mondiali del ’72. Nell’euforia, i tiratardi imbacuccati sulle tribune del Centrale dimenticano in fretta la figuraccia in mondovisione di poco prima, nella serata segnata dalla follia di consentire l’operatività dell’Olimpico durante gli Internazionali d’Italia: il fumo proveniente dallo stadio dove hanno appena giocato Lazio ed Inter manda in tilt il controllo elettronico degli out. L’“occhio di falco” non vede più nulla ma non si può fargliene una colpa, a Rovigo quarant’anni fa, a dicembre, calava una nebbia meno densa. A provocare lo “smoke delay” sono i fuochi d’artificio sparati per festeggiare il successo dei milanesi in Coppa Italia.
Il secondo set ricalca il primo, con il ragazzo di Villa Gesell, classe 2002, che scatta subito in fuga e lo spagnolo classe 2006 che rischia assai ma poi recupera lo svantaggio. I due proseguono di conserva, a furia di scambi prolungati e violenti. Avanti 5-4, Luciano ha due match point che non trasforma. Il nuovo Rafa ne approfitta, va a servire per il set e non sbaglia: 5-7.











