Un’Italia che «custodisce la più alta concentrazione al mondo di testimonianze artistiche», «motore della civiltà artistica occidentale». Si aprono cosi, con frasi trionfanti, astoriche, ignare della complessità delle relazioni tra culture, le Indicazioni nazionali per la Storia dell’arte nei licei. Con un’esaltazione delle radici classiche: la storia dell’arte nasce in Grecia e prosegue a Roma. Scordiamoci le pitture preistoriche, l’Oriente Antico, le popolazioni italiche. Nelle Indicazioni del 2010 almeno si parlava di «area mediterranea».
L’enfasi sul primato nazionale e occidentale, visto il quadro ideologico, non sorprende. Colpisce di più l’assenza, in tante pagine, della parola “museo”. In Italia molti metodi e approcci dell’educazione all’arte sono nati sul campo, in un intreccio tra scuola, museo, territorio: dalle prime sezioni didattiche dei musei negli anni Settanta fino all’azione dell’ICOM (International Council of Museums).
Assente anche il concetto di pedagogia del patrimonio culturale, definito da una raccomandazione del Consiglio d’Europa con aspetti fondanti: interdisciplinarietà, pedagogia attiva, multiculturalismo. Oggi le ore di storia dell’arte sono poche (due a settimana su tre anni nella maggior parte degli indirizzi), organizzare uscite didattiche è complicato.






