Nel 2026 la produzione di petrolio non basterà a soddisfare la domanda, nemmeno se la guerra in Medio Oriente finisse domani. Le scorte – che oggi vengono bruciate «a ritmi da primato» – continueranno dunque a diminuire anche nei prossimi mesi. E questo nonostante la contrazione dei consumi, già iniziata e destinata probabilmente ad accentuarsi.

È un quadro a tinte fosche quello dipinto dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), che nell’ultimo rapporto mensile ha ribaltato le sue previsioni sul mercato, dopo averle mantenute a lungo (e forse troppo ostinatamente) improntate più di altre all’ottimismo.

L’Aie ora ha smesso di anticipare un eccesso d’offerta: le sue ultime proiezioni indicano anzi un deficit di petrolio rilevante, di 1,8 milioni di barili al giorno in media quest’anno e addirittura di 6 mbg nel trimestre iniziato ad aprile. «Con le scorte globali che si stanno già esaurendo a ritmi da primato – si legge nel rapporto – è probabile che ci sarà ulteriore volatilità dei prezzi andando in vista del picco di domanda del periodo estivo». E ancora: «Il rapido esaurimento delle riserve, in un contesto di continue turbolenze, potrebbe preannunciare future impennate dei prezzi».