L’AI sta diventando uno strumento sempre più indispensabile, soprattutto per studenti, professionisti e pmi, ma emerge sempre di più – a ragion veduta – il timore della condivisione di dati sensibili. Probabilmente per alcuni è un tema di privacy, per altri la potenziale esposizione a violazioni del Gdpr. In ogni caso lo scenario è complesso, come ha confermato una recente nostra piccola inchiesta sui dati raccolti da ChatGPT. Ecco quindi una serie di suggerimenti per tentare di stabilire un perimetro di protezione, senza inficiare l’impiego dell’intelligenza artificiale. Fermo restando il fatto che mediamente non servono competenze da sviluppatori: in molti casi è sufficiente cambiare il modo in cui si prepara il testo prima di incollarlo nell’AI, oppure scegliere strumenti locali o privacy-friendly.AI locale sul proprio computerUno dei primi suggerimenti, condivisi dagli esperti, per limitare la condivisione di dati è quella di azzerare l’impiego del cloud AI e sfruttare al 100% la potenza di calcolo del proprio computer. Si può procedere su Windows, Mac e più scafati anche su Linux. L’unico limite è che le configurazioni hardware – considerando sia cpu che gpu e memoria – possono condizionare l’esperienza finale. I modelli più vecchi sono quelli che soffrono un po’ di più. Esempio banale? MacWhisper per convertire l'audio in testo su Mac è lentissimo con i vecchi processori Intel e fluido a partire dagli M1.Ollama
Come usare l'AI senza condividere dati sensibili
Usare l'intelligenza artificiale senza mettere a rischio i propri dati è possibile, impiegando alcuni strumenti e anche facili strategie accessibili. Dall'AI in locale all'anonimizzazione dei documenti, per tutelare la privacy e restare conformi al Gdpr










