È proprio vero che per una donna che se ne va in giro da sola, è sempre meglio imbattersi in un orso piuttosto che in un uomo. Di orsi in Australia, dove è ambientato il survival thriller Apex, dal 24/4 su Netflix, non ce ne sono e a, personaggio di Charlize Theron, appassionata di sport estremi, toccherà lottare per sopravvivere contro un aggressore meno irsuto ma più subdolo. Apex inizia come Cliffhanger – L’ultima sfida con la Theron al posto di Sylvester Stallone che scala una vetta norvegese con il partner Tommy (Eric Bana). Tuttavia, è quest’ultimo l’esperto di alta montagna e lei l’arrampicatrice meno ferrata e più impulsiva che sopravvive alle insidie della natura lasciando lui a perire. Sconvolta dal lutto, Sasha adotta la strategia del seminale horror al femminile The Descent - Discesa nelle tenebre: sfogare nello sport estremo - e il più lontano possibile dal resto dell’umanità - il proprio dolore. A differenza della speleologa Sarah, che sceglieva di avventurarsi nelle viscere di una caverna con un pugno di amiche, Sasha decide di affrontare le Blue Mountains australiane in solitaria. Mentre fa provviste, si imbatte in un gruppo di cacciatori invadenti e in un bracconiere dall’atteggiamento inquietante: quest’ultimo, Ben (Taron Egerton), deciderà di farne la sua prossima preda.Se c’è una cosa che il regista islandese Baltasar Kormákur sa fare bene è raccontare la montagna. Lo ha dimostrato con uno dei migliori film di sempre sulla sua imperscrutabile natura, Everest, e torna a farlo con Apex in tutte le scene dove Sasha affronta scalate. Ogni inquadratura è da togliere il fiato, ogni scorcio dall’alto fa venire le vertigini, ogni angolo di roccia conquistata provoca brividi. Kormákur riesce a trasmettere l’eccitazione che anima lo spirito avventuriero della protagonista anche allo spettatore affondato nel divano, e in generale, tutte le riprese che si concentrano sulla bellezza e sui rischi della natura – panorami infiniti, cascate selvagge, grotte misteriose – sono spettacolari. Forse perché viene da un luogo non particolarmente rigoglioso, Kormákur si è dimenticato degli animali: con l’eccezione di un serpentello, non c’è fauna nelle foreste australiane - notoriamente piuttosto affollate - di Apex; non ci sono creature mordaci che assaggino i piedi nudi dell’eroina, e non si capisce cosa cacciano Ben e gli altri di solito. Forse gli tocca ripiegare sulle persone perché tutti gli altri esseri viventi – insetti, uccelli, mammiferi - sono inspiegabilmente migrati altrove.Charlize Theron e Taron Egerton in ApexNetflixLa location scelta da Sasha è infatti famosa per il numero impressionante di persone scomparse in zona, presumibilmente a causa della pericolosità della natura. Altrettanto misteriosamente a nessuno è mai venuto in mente di approfondire la questione, incrementare le ricerche o identificare i punti critici. Ancora più sospetto, non è mai stato rinvenuto nessun cadavere, neanche un pezzetto. Altro elemento di incoerenza: quando Ben comincia a dare la caccia a Sasha, lei non valuta mai l'evidenza, ovvero che una donna alta quasi un metro e ottanta in grado di scalare le rocce con due dita della mano possa competere in forza fisica con un ometto bolso. Spesso ci chiediamo perché non si volti, gli pianti una pedata in faccia e lo getti giù dalle rapide. Come suggerito, il cuore della pellicola, che coincide con la caccia - e complice anche la succinta durata di un’ora e mezza circa del film - ha un ottimo ritmo. Che sia una scena di rafting, un’arrampicata, una fuga trafelata tra le foreste, Apex è teso e veloce, ma tutto il resto non funziona, specialmente se non si accantonano tutte le criticità narrative e logiche menzionate sopra.I frangenti in cui, da survival thriller, il film declina in thriller psicologico e in dramma sono rapidamente tralasciati: il dolore del lutto aleggia più come un ricordo annebbiato, i disturbi mentali di Ben e le sue perversioni da serial killer restano un vago pretesto (e perché la foto con sua madre sembra risalire a due secoli prima, è un vampiro?!). Pure il discorso sull’insostenibile mascolinità tossica che priva milioni di donne del mondo della possibilità di andarsene tranquillamente in giro da sole e dell’imbarazzo degli uomini irritati e intimoriti dal modello di donna forte e indipendente trasmesso da Sasha restano accennati e mai approfonditi. Alla fine Apex è un film che apprezziamo come puro intrattenimento e per la sua discreta dose di adrenalina; avrebbe potuto essere un po’ più must per gli amanti della natura selvaggi,a e in particolare della montagna se fosse uscito al cinema, ma a meno che non abbiate uno schermo da oratorio, molto di quel fascino va perso.
Apex è un thriller che piacerà anche agli amanti della montagna, peccato per i panorami mozzafiato relegati al piccolo schermo
Il film su Netflix con Charlize Theron braccata da Taron Egerton perde molte occasioni per essere molto meglio di com'è, nonostante il talento di Baltasar Kormákur per le riprese naturali








