Max Gazzè dice di aver voluto fare «qualcosa di diverso», ma per un disco ambizioso come «L’ornamento delle cose secondarie», in uscita venerdì, l’aggettivo forse non è esaustivo. In tempi di ascolti rapidi e spesso superficiali, il cantautore e bassista ha scelto di andare in tutt’altra direzione, con un album di 20 canzoni che riserva cura meticolosa al suono, sperimenta con gli strumenti e parte dalla musicalità intrinseca nelle parole.
«Le cose secondarie del titolo sono quelle a cui dare dedizione per farle diventare importanti — racconta —. Forse con il procedere dell’età si dà più rilevanza ai dettagli e mi riferisco sia al percorso dell’album sia alla presa di consapevolezza che quel che è stato messo in secondo piano richiede attenzioni per diventare primario».










