(di Cinzia Conti) Frammenti e idee trascurate nel tempo, tutto alla frequenza di 432 Hz in un progetto tra sperimentazione pura e suggestioni progressive.

Max Gazzè festeggia i trent'anni dal suo debutto discografico con "L'ornamento delle cose secondarie", un disco "atipico" - come spiega lui stesso in un incontro nella cornice acustica della Sala Voce della Triennale di Milano - che uscirà il 15 maggio.

La scelta eretica di suonare tutto alla frequenza di 432 Hz è il cuore del progetto e Gazzè la definisce come come una vera e propria "resistenza etica" al suono digitale standardizzato dei 440 Hz, una sperimentazione volta a ritrovare risonanze più organiche e naturali, simili a quelle usate da Mozart o Bach, e sostenute in passato anche da Giuseppe Verdi.

"Per farlo - spiega l'artista - non abbiamo usato alcuno strumento campionato: tutto ciò che sentirete è reale. Abbiamo registrato in uno studio immerso nelle campagne tra Lecce e Brindisi, portando al limite la ricerca sonora: un artigiano di Bogotà ha costruito appositamente un vibrafono accordato a questa frequenza e abbiamo atteso giorni perché il pianoforte e gli archi del Petruzzelli di Bari si assestassero su questa intonazione".