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Da Napoli, Roma fino a Belluno e Bolzano, un sistema strutturato che coinvolge diverse città. Gratteri: "Oltre un milione e mezzo di accessi a banche dati"
Due poliziotti avrebbero effettuato centinaia di migliaia di accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine per recuperare informazioni riservate su imprenditori, personaggi dello spettacolo, cantanti e calciatori famosi. I dati, secondo l'accusa, venivano poi ceduti a pagamento a diverse agenzie investigative private. È questo il cuore dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, in collaborazione con la Procura nazionale antimafia diretta da Giovanni Melillo e con uno scambio di informazioni con la Procura di Milano.
L'operazione, condotta dalla polizia postale e dalla squadra mobile di Napoli, ha portato all'emissione di trenta misure cautelari: quattro sono finite in carcere, sei agli arresti domiciliari e diciannove hanno ricevuto l'obbligo di dimora. Le accuse contestate sono accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe funzionato attraverso un vero e proprio tariffario: per ogni ricerca effettuata nelle banche dati venivano pagate somme comprese tra i sei e 25 euro. Le indagini sono partite dall'analisi di accessi anomali compiuti sui terminali in uso ai due agenti coinvolti. Uno avrebbe effettuato circa 600mila consultazioni, l'altro oltre 130mila, tutte prive di motivazioni legate al servizio. Nel corso dell'attività investigativa è stato sequestrato un server utilizzato per raccogliere e convogliare le informazioni sottratte illegalmente.










