Il verde dei campi, un lieve vento primaverile a muovere le foglie e poi un tuono a squarciare il silenzio nella placida campagna toscana. A irrompere nella quiete di Lucca è il V16 dell’Auto Union Type B tornato a rombare sulle strade dove il 15 febbraio del 1935 stabilì, con Hans Stuck al volante, il record di velocità di 326,975 km/h. Più che sulle cifre delle auto vendute, in quegli anni la sfida era stabilita dalle imprese raggiunte. Alla stregua di un poema cavalleresco, era la passione a spingere gli uomini nel tentare sfide impossibili. Le vetture diventavano i moderni destrieri, l’asfalto il teatro di imprese dove il limite era solo l’ingegno di chi, dall’immaginazione, doveva tramutare in realtà le proprie idee.
A metà strada tra cronaca e leggenda, lo scettro della velocità diventava sempre più ambito. A sfidarsi i marchi più blasonati tra cui Alfa Romeo, a difendere l’orgoglio tricolore, ma soprattutto le tedesche Daimler Mercedes e Auto Union, quest’ultima diventata poi l’attuale Audi. La lotta si fece sempre più accesa anche in pista in quella che allora si chiamava Formula Gran Prix, antesignana dell’attuale Formula 1. Nella pausa invernale, risorse e mezzi erano però concentrati alla caccia di nuovi primati di velocità. A lanciare il guanto di sfida fu proprio l’Auto Union che con la Type A nelle mani di Stuck fece incetta di record nel 1934. Non si fece attendere la reazione di Mercedes che, nell’ottobre dello stesso anno, rispose con la sua W25 siglando sulle strade di Gyón, in Ungheria, la velocità media di 316,592 km/h nel miglio lanciato con Rudolf Caracciola.








