Quando Ettore Bugatti svelò la Type 35 al Gran Premio di Lione del 1924, il mondo dell'automobilismo restò a bocca aperta: era un capolavoro di leggerezza e raffinatezza meccanica senza eguali, confermate da una delle strisce vincenti più impressionanti mai registrate nel motorsport: oltre 2.500 vittorie tra gare su strada, rally, prove di velocità e cronoscalate. Un secolo dopo, quegli stessi esemplari vengono spinti al limite sugli stessi tracciati che ne hanno decretato la gloria.

Un'esperienza sensoriale

Già ma come è salire nell'abitacolo di una Type 35? "La sensazione è una via di mezzo tra un'auto da corsa e una motocicletta", spiega Thierry Stapts, che da sette anni corre con una Type 35 bianca uscita dalle officine di Molsheim. Le vibrazioni che attraversano il telaio creano un "dialogo" costante tra uomo, macchina e asfalto.

Al cuore del restauro

Mantenere in pista un gioiello del genere richiede un impegno monumentale: i pezzi di ricambio sono rari e spesso devono essere fabbricati da zero, sulla base delle specifiche originali. Gran parte del supporto tecnico arriva dal Regno Unito, dove officine specializzate continuano a produrre componenti anno dopo anno. "Vengono guidate forte e mantenute di conseguenza", sottolinea Thierry, con tutta la dedizione e l'impegno (anche economico) del caso.