“Pronto, chi parla?”. C’è una novità importante, di 3 cifre, per riconoscere l'identità dei mittenti delle telefonate che arrivano sul cellulare o sul telefono di casa. Sarà un call center? Sarà qualcuno che vuole venderci qualcosa? È una truffa? L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha emanato un provvedimento in base a cui aziende e call center dovranno obbligatoriamente “identificarsi” attraverso numeri a 3 cifre, quelli già usati ad esempio nel settore delle telecomunicazioni (e non solo) per l’assistenza clienti. Una mossa attesa: a dicembre l’Autorità aveva avviato una consultazione relativa alla modifica del piano di numerazione per introdurre l’utilizzo di numerazioni brevi (per l’appunto a 3 cifre) per chiamate e messaggi destinati ad attività di teleselling e telemarketing. Detto fatto, con la delibera numero 21/26/CIR approvata lo scorso aprile. Una mossa che segue l’introduzione del cosiddetto filtro anti-spoofing in grado di arginare all’origine le chiamate moleste e messo a punto dall’Agcom insieme con gli operatori di telecomunicazioni.“Dopo il contrasto allo spoofing questa misura rafforza ulteriormente la capacità degli utenti di identificare il servizio che lo sta contattando anche se il percorso per prevenire truffe frodi o molestatori telefonici è ancora lungo. È evidente che oggi è indispensabile”, commenta a Wired Italia il commissario dell'Agcom Massimiliano Capitanio. “Filtrare numeri indesiderati o truffe ma allo stesso tempo insegnare agli utenti come rispondere per non cadere nelle truffe oppure per beneficiare di un servizio lecito. O naturalmente quando è come fornire dati sensibili”.Il business delle frodi telefonicheIl fenomeno delle chiamate indesiderate si è trasformato in un vero e proprio business: stando ai risultati di un’indagine condotta dall’Istituto di ricerca mUp Research per Facile.it le truffe perpetrate telefonicamente a danno degli utenti valgono 628 milioni di euro (124 euro il danno medio per utente attraverso telefonia mobile e 157 euro attraverso il telefono fisso) e di queste il 63,3% fanno capo a finti call center che chiamano sui numeri fissi e il 47,1% su numeri mobili.E riguardo alla telefonia mobile, oltre 1 caso su 4 riguarda tentativi di frode attraverso messaggistica istantanea, ad esempio via WhatsApp e Telegram. Da non sottovalutare il fatto che il 52% degli utenti truffati non presenta formale denuncia. E dunque il fenomeno potrebbe cubare numeri ben più importanti.Dal 19 giugno stretta per le aziende energeticheIn fatto di contrasto alle chiamate indesiderate c’è un’altra importante novità: per effetto dell’approvazione del Decreto Bollette (la legge di conversione è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 18 aprile) dal prossimo 19 giugno le società di luce e gas non potranno più contattare telefonicamente gli utenti, né inviare messaggi, per proporre l’attivazione di contratti a meno di un’esplicita autorizzazione ad essere contattati per ricevere proposte commerciali.Non solo: nel caso le aziende procedessero bypassando la nuova norma i consumatori potranno far valere i propri diritti per l’annullamento del contratto: in sintesi dal 19 giugno non saranno considerati legalmente validi i contratti stipulati telefonicamente se il consumatore non ha mai dato il proprio consenso a essere contattato per proposte commerciali. E l’onere della prova spetterà all’azienda che in caso di controversie dovrà dimostrare la validità del contratto.“Le nuove misure, che si aggiungono al blocco anti-spoofing scattato lo scorso anno, rafforzano la lotta al telemarketing selvaggio e garantiranno maggiori tutele ai consumatori, ma non faranno sparire del tutto il fenomeno delle telefonate commerciali. Gli utenti avranno però una potente arma di difesa e potranno vedersi annullare i contratti di fornitura luce e gas stipulati al telefono in violazione delle norme", afferma Luigi Gabriele presidente dell’associazione Consumerismo No Profit.Ma le regole non sono uguali per tuttiSe è vero che i consumatori saranno più tutelati i nuovi obblighi rischiano però di creare asimmetrie sul mercato. Da un lato la stretta per le aziende energetiche sui contratti di luce e gas dall’altro l’effetto boomerang sulle telco che hanno iniziato a offrire pacchetti in cui insieme alla connettività viene proposta l’attivazione di contratti luce e gas per effetto di accordi con le aziende del settore. Accordi di reciprocità: anche i player dell’energia prevedono l’abbinata con la connettività.Il Decreto Bollette “discrimina gli operatori di telecomunicazioni che offrono anche servizi energetici, impedendo loro le comunicazioni commerciali su questo tema ai propri clienti”, aveva segnalato Asstel, l’associazione di Confindustria che rappresenta le telco in una nota alla vigilia dell’approvazione del Decreto. Che non ha sortito dunque gli effetti sperati. “Se le regole devono essere uguali, allora devono essere applicate anche alle sollecitazioni commerciali sulla connettività da parte degli operatori dei mercati energetici”, è il parere di Asstel nel denunciare che la norma di fatto non tiene conto dell’evoluzione del settore anche verso altri mercati, settore quello delle tlc, da tempo caratterizzato da un calo di ricavi a fronte di investimenti rilevanti.
Basteranno 3 cifre per capire se chi ti sta chiamando è un call center, la mossa dell'Agcom
Dopo il filtro anti-spoofing nuova stretta di Agcom per arginare il fenomeno del telemarketing selvaggio che spesso sfocia in contratti capestro e sottrazione di denaro. E dal 19 giugno scattano le nuove regole per i player dell’energia








