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Pellegrino ko: per Jannik 31ª vittoria di fila nei Masters come Nole. Luciano ci crede: "È vivo il sogno di vincere Roma"
La storia è cominciata così: «Scusi Signor Zverev, lei non può entrare». Era lunedì sera all'entrata di un ristorante giapponese e Sascha non aveva prenotato: dopo una cosa così, poteva andare solo peggio. D'altronde mai sottovalutare un italiano nato in Argentina: metti insieme i due Paesi e finisci per avere un mix di creatività e agonismo che a Roma diventa gladiatorio. Zverev, d'altronde, è tedesco, e che ne sa lui che con Luciano Darderi non è mai finita: falliti quattro match point nel tie-break del secondo set si è infatti squagliato, accusando anche il campo di essergli nemico (c'erano, in effetti, delle buche). A quel punto Luciano è diventato big: 12-10 nel gioco decisivo e 6-0 nel terzo set, il tutto dopo aver perso il primo 1-6. Fantastico: «Sul 3-5 del secondo set pensavo fosse finita, poi lui ha fatto due doppi falli e mi son detto: se vinci questo game Le palle match salvate? Giuro, ero talmente concentrato che ne ho contate solo due».










