Mentre si appresta a festeggiare il venticinquesimo anniversario in Italia e a poco più di due mesi dall’inizio del suo nuovo viaggio nei teatri, Notre Dame de Paris non smette di stupire, vuoi per la bravura degli interpreti e la mastodontica messa in scena, vuoi per l’atipicità di un progetto che sa distinguersi da qualsiasi altra produzione nel panorama artistico, decretandone un successo duraturo negli anni. Questo perché negli stessi intendimenti di Riccardo Cocciante (autore delle musiche dello spettacolo con l’adattamento in italiano di Pasquale Panella dei testi di Luc Plamondon, dall’omonimo romanzo di Victor Hugo) la storia di Quasimodo - il campanaro gobbo della cattedrale di Notre Dame e del suo amore tragico e impossibile per la bella gitana Esmeralda - “Non è un semplice musical e nemmeno un’opera classica, bensì un'opera popolare la cui forza risiede nel suo inconfondibile stile, offrendo una emozione collettiva intensa. Essere differenti è fondamentale, sempre”. E pensare che agli esordi, lo stesso Cocciante ci andava cauto con le previsioni in positivo. “Non si trovavano produttori, pensavano fosse un azzardo. Ma le cose inaspettate diventano qualcosa di travolgente ed eccoci ancora qui, con quest’opera tradotta in ben 9 lingue, coreano compreso”.