Roma, 12 mag. (askanews) – Era il 15 agosto 1222 quando, in una Piazza Maggiore gremita, Francesco d’Assisi pronunciò parole capaci di generare onde di cambiamento profondo. Tommaso da Spalato, testimone oculare di quel discorso, scrisse nelle sue Cronache che tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace.
A distanza di oltre otto secoli, quella stessa piazza continua a farsi teatro di una spiritualità che non si chiude nelle chiese e nei conventi, ma scende in strada per dialogare con il presente e interrogare il futuro. È proprio in questo solco che il Mofraeventi Emilia Romagna, Ente del Terzo Settore e anima organizzativa del Festival Francescano (giunto alla sua diciottesima edizione), ha annunciato l’istituzione del Premio internazionale “Francesco costruttore di pace”, un’iniziativa realizzata grazie al sostegno del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi e inserita nelle celebrazioni nazionali per l’ottavo centenario della morte del Santo Patrono d’Italia.
L’iniziativa, informa una nota, intende riconoscere e sostenere persone, associazioni o gruppi informali che si distinguano per un impegno concreto nella costruzione della pace, secondo i valori francescani di fraternità, minorità, dialogo e sostegno agli ultimi. Il riconoscimento, che verrà assegnato negli anni 2026 e 2027, nasce infatti con l’intento di valorizzare l’opera di chi oggi incarna la minorità francescana, quell’attitudine a farsi piccoli e ad agire nelle periferie geografiche, esistenziali o culturali per ricucire strappi sociali apparentemente insanabili. Il Festival Francescano si conferma come il luogo d’elezione per questa iniziativa, in quanto punto di riferimento per la divulgazione culturale e spirituale grazie alla sua capacità di far dialogare i grandi temi della tradizione con le personalità della società civile. L’ispirazione del premio trova radici anche nelle parole che Papa Leone XIV ha rivolto alla Famiglia Francescana, ricordando come il saluto augurale del Santo (Pace e Bene) non sia un semplice cerimoniale, ma la consegna di uno stupore interiore. La pace viene definita dal Pontefice come la somma di tutti i beni di Dio, un dono che scende dall’Alto ma che, allo stesso tempo, richiede di essere un dono attivo, da accogliere e vivere quotidianamente attraverso l’impegno umano.











