“Ma io sto bene, non ho sintomi. Sono a casa mia, isolato, esattamente come ieri”. Attorno alle 2 il telefono di Federico Amaretti, il 25enne calabrese da sabato in isolamento perché sullo stesso volo della moglie del paziente zero morto per hantavirus, ha iniziato a essere saturato di chiamate. Con uno stringato dispaccio di agenzia si era diffusa la notizia di una sua positività all’hantavirus e di un suo imminente trasferimento allo Spallanzani. “Io ero a casa, tranquillo, non è venuto nessuno neanche per sottopormi a un esame, non so cosa sia potuto succedere”, racconta a Repubblica, quasi incredulo.

Scatta l’allarme anche in Comune, dove la sindaca Giusy Caminiti, da giorni ha scelto la linea dell’estrema prudenza. Il Covid, con la Calabria in zona rossa non per numero assoluto di contagi, ma per numero di posti letto in relazione ai positivi, ha insegnato. Ecco perché sabato 9 maggio Caminiti ha emesso un’ordinanza che obbliga il ragazzo alla quarantena obbligatoria, sebbene il ministero indichi come necessario solo l’isolamento fiduciario.

“Quando abbiamo letto, siamo rimasti esterrefatti”, spiega. Né dall’azienda sanitaria, né dalla famiglia di Amaretti, erano arrivate comunicazioni. Per questo è lei ad alzare il telefono e chiamare direttamente il ragazzo, che le conferma: “Sono a casa, sto bene, non ho sintomi, non so chi abbia dato la notizia”. Dall’Asp di Reggio Calabria arriva il chiarimento: l’unica novità è che domani una squadra andrà a prelevare dei campioni da inviare allo Spallanzani.