"La Dg Affari interni della Commissione Ue, insieme al ministero della Giustizia svedese, ha inviato una lettera alle autorità de facto dell'Afghanistan per chiedere la disponibilità a un incontro a livello tecnico qui a Bruxelles" sui rimpatri.
Lo ha detto un portavoce dell'esecutivo comunitario al briefing stampa.
Sarebbe "un incontro successivo a una riunione tecnica già tenutasi in Afghanistan" a gennaio e "in risposta a un'iniziativa di 20 Stati membri e Paesi associati Schengen dell'ottobre scorso". I rimpatri riguardano senza "il diritto a restare nell'Unione e che rappresentano una minaccia per la sicurezza", ha segnalato.
Bruxelles precisa che i contatti con le autorità de facto afghane "non costituiscono in alcun modo un riconoscimento" dei talebani. C'è un "mandato del Consiglio di mantenere un coinvolgimento operativo con le autorità de facto in Afghanistan", ha anche spiegato il portavoce della Commissione, sottolineando che i contatti servono a "facilitare i contatti, monitorare la situazione, assistere gli Stati membri e continuare a fornire sostegno a beneficio del popolo afghano".
Il quadro di riferimento, ha aggiunto, è quello delle conclusioni del Consiglio del 2021, "riconfermate nel marzo 2023". Alla richiesta di chiarire cosa si intenda per persone che "rappresentano una minaccia per la sicurezza", il portavoce ha ricordato che "ogni decisione di rimpatrio è presa dalle autorità degli Stati membri a livello individuale" e che "si tratta di una competenza nazionale". "Ogni decisione di rimpatrio deve essere in linea con il diritto dell'Ue e internazionale, inclusi in particolare i diritti fondamentali".







