L'impossibilità di una relazione amorosa duratura, l'alienazione tra persone di diversi strati sociali, la guerra, la solitudine e lo smarrimento: questi i temi cari a Valerio Zurlini, un outsider dell'industria cinematografica italiana, che tra il 1955 e il 1976 ha realizzato otto lungometraggi, creando un'opera caratterizzata da grande sensibilità e intensità.

L'istituto italiano di cultura di Berlino gli ha dedicato una retrospettiva che, partita l'8 maggio, si concluderà il 26 maggio.

Proposta presso il cinema Arsenal, il programma offre l'occasione ideale per colmare una lacuna evidente nella percezione locale del cinema italiano.

Nato a Bologna nel 1926, Zurlini, da giovane, combatté contro l'occupazione tedesca tra il 1943 e il 1945. La guerra avrebbe poi assunto più volte un ruolo significativo nei suoi film. Dopo la liberazione studiò giurisprudenza e storia dell'arte e divenne assistente alla regia in un teatro milanese. Nel 1950 si dedicò al cinema e realizzò una dozzina di cortometraggi documentari, prima di girare nel 1955 il suo primo lungometraggio, Le ragazze di San Frediano.

La programmazione prevede da oggi al 26 maggio la proiezione dei film: 'Cronaca familiare' ;'Le soldatesse'; 'La prima notte di quiete'; 'Seduto alla sua destra' e 'Il deserto dei tartari'.