«Non esistono fatti, ma solo interpretazioni». Il «fatto» in sé preso è «stupido». Sono due noti aforismi di Nietzsche che, alla luce del suo stesso pensiero, andrebbero precisati e relativizzati. Non è questo il luogo. Qui basti dire che chi domina il linguaggio, cioè stabilisce le regole anche grammaticali e in genere comunicative della discussione, ha già in mano una buona fetta di potere. Ed è quel che accade nel dibattito pubblico italiano (e non solo). A ben vedere l’«egemonia culturale» di cui tanto si parla, spesso a sproposito, è proprio nel possesso di questa capacità di controllo. Prendiamo il caso del conflitto che vede contrapposti Stati Uniti e Israele, da una parte, e Iran dall’altro.
Ascoltando i telegiornali, o seguendo più in generale i media, si nota che sono diventati luoghi comuni, e quindi “realtà”, proprio delle tendenziose interpretazioni di parte. Tanto per cominciare, si dice che il governo di Teheran tiene in scacco il “grande Satana” e che gli attacchi americani non hanno sortito effetti o quasi sul regime resta saldamente in piedi, immutato e forte. In verità, i vertici iraniani sono stati decapitati, con precisione chirurgica, e gli equilibri di potere interni sono stati sovvertiti: oggi sono le guardie rivoluzionarie a tenere in piedi il regime, malconcio, e gli ayatollah quasi non hanno più potere. Proprio perché americani e israeliani hanno dimostrato una capacità spionistica e di azione senza pari, i rappresentanti del governo iraniano vivono in una situazione di insicurezza e terrore costanti e sono costretti a cambiare residenza in modo pressoché continuo.






