I fatti avranno anche bisogno delle interpretazioni, come diceva Friedrich Nietzsche, ma le seconde devono pur muovere dai primi. Fatto: nella notte di Natale Donald Trump ha ordinato massicci raid aerei contro postazioni dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale in Nigeria. Fatto, supportato tragicamente dai numeri: l’islamismo variamente articolato sta mettendo in scena da lustri in Nigeria una sistematica mattanza dei cristiani. Dal 2009 a oggi sono oltre 52mila le vittime, più di 7mila solo nel 2025. Fatto, supportato obiettivamente dalla cronaca: in Europa, l’Europa colta, raffinata, culla della cristianità (matrice storico-culturale che come insegnava il grande sociologo Rodney Stark va ben oltre il cristianesimo come fatto confessionale), questo massacro non ha mai smosso le anime belle, non si è mai preso le prime pagine dei giornaloni, non ha mai monopolizzato i convegni di Bruxelles.

Tutta questa mole di fatti, agli occhi di noi sempliciotti poco introdotti nelle gerarchie (ecclesiastiche o meno), sembra verosimilmente produrre la seguente interpretazione: l’unico leader occidentale che ha battuto un colpo sulla strage dei cristiani, un colpo non retorico, che risuona col fragore dei bombardieri e scaraventa terrore sui terroristi (minacciando di replicare se gli eccidi continueranno) si chiama Donald Trump. Sarà sgraziato, porterà il toupé, ma ad ora si rivela l’unico Defensor Fidei su cui possono contare i cristiani nigeriani sgozzati, bruciati, schiavizzati.