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12 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:29

Cosa avrebbe fatto con la richiesta di grazia a Nicole Minetti? Come avrebbe agito se fosse stato al posto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, cosa avrebbe detto al presidente della Repubblica? “Mi sarei permesso di suggerirgli di non dare la grazia, perché almeno uno dei due reati commessi da Minetti, quello di induzione alla prostituzione, francamente è odioso”. A parlare, in un’intervista al Foglio, è Oliviero Diliberto, ex ministro della Giustizia nei governi di D’Alema, ex leader dei Comunisti Italiani, ora fuori dalla politica da dieci anni e fuori dal Parlamento da 18 (rinunciò a candidarsi per lasciare il posto a Ciro Pellegrino, ex operaio della ThyssenKrupp). Da dirigente del centrosinistra fu esaltato come un eroe dopo un confronto tv a Matrix su Canale 5 (che fece record di ascolti) contro Silvio Berlusconi, durante la campagna elettorale del 2006, poi vinta dalla coalizione guidata da Romano Prodi. Giurista, professore di Diritto Romano, è stato preside di Giurisprudenza alla Sapienza, ora insegna in Cina, a Wuhan, alla Zhongnan University of Economics and Law. Gli chiede Stefano Lorenzetto: cosa pensa della grazia concessa a Nicole Minetti? “Vedo molte ombre. L’adozione del bimbo in Uruguay è quantomeno dubbia. Ma l’aspetto più singolare è che in tutti questi anni l’ex igienista dentale abbia potuto, nonostante una sentenza definitiva di condanna, mantenere il passaporto e girare tranquillamente il mondo. Sarebbe dovuto scattare l’affidamento in prova ai servizi sociali”. Diliberto racconta che da guardasigilli gestì parecchie pratiche di grazia “ma solo di poveri disgraziati”. Fa l’esempio di Adriano Carlesi, “un fotografo condannato a quasi 30 anni per ricettazione di assegni, truffa e falso. Da 11 era rinchiuso nel carcere di Rebibbia. Fu graziato da Carlo Azeglio Ciampi”.