Esplode il "caso Minetti".

Oggi con un'inusuale lettera indirizzata al ministero della Giustizia, fino al 1999 chiamato di Grazia e Giustizia, il Quirinale ha chiesto chiarimenti al ministro Carlo Nordio su "supposte falsità" nell'istruttoria che ha poi portato alla firma del presidente Mattarella al provvedimento di clemenza.

La grazia a Nicole Minetti, famosa per la vicenda di "Ruby rubacuori" spacciata come nipote del presidente egiziano Mubarak, ha di fatto cancellato le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato (per i processi Rimborsopoli e Ruby ter) che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali.

La bolla è scoppiata dopo un'inchiesta del "Fatto Quotidiano" che ha snocciolato una serie di elementi non lusinghieri sulla vita attuale di Minetti e avanzando dubbi sulla regolarità dell'adozione di un minore con gravi problemi di salute. Aspetto, quest'ultimo, che sarebbe stato determinante nel via libera alla grazia.

In sostanza, secondo il quotidiano, Minetti avrebbe dichiarato il falso nella richiesta di grazia. La replica di Minetti arriva dopo qualche ora ed è decisa: "le informazioni diffuse sono prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione personale e familiare", ha fatto sapere annunciando iniziative legali.