Nel 2021, a 62 anni, Kim Garland, ex infermiera scolastica del Missouri, stava facendo volontariato in un campo estivo quando iniziò a manifestare confusione, vuoti di memoria e forti mal di testa. Gli esami rivelarono una massa cerebrale di oltre sei centimetri, che andava operata in poco tempo. Dopo l’intervento chirurgico arrivò la diagnosi: glioblastoma di grado 4, in una forma particolarmente aggressiva poco sensibile alla chemioterapia. Di fronte a lei pochi mesi di vita. Il suo medico le offrì l’opportunità di partecipare a uno studio clinico, quello che voleva provare la sicurezza e l’efficacia di un vaccino terapeutico personalizzato contro questa forma aggressiva di tumore al cervello. Oggi, quasi cinque anni dopo, Kim non solo è viva, ma non ha segni di malattia. Quella sperimentazione oggi è arrivata sulle pagine di Nature Cancer, dove sono stati pubblicati i risultati preliminari dello studio clinico di fase 1 coordinato dalla Washington University School of Medicine di St. Louis.

Una nuova terapia cellulare contro il glioblastoma

26 Agosto 2025

Una malattia aggressiva

“Il glioblastoma è il più aggressivo e difficile da trattare fra i tumori del cervello dell’adulto. Colpisce 4 persone su 100.000; fa parte quindi dei tumori rari. Purtroppo l’aspettativa di vita è di circa 15 mesi di vita per cui è evidente che c’è un bisogno importante di trovare nuove terapie”, spiega Enrico Franceschi, oncologo, coordinatore Linee Guida Aiom dei tumori cerebrali. “I vaccini sono una delle strategie studiate in ambito sperimentale da più tempo ma finora non sono stati dimostrati benefici rilevanti. Questo studio è interessante ma molto preliminare”.