«Mi parlò dei video con Alberto, con naturalezza». A 19 anni dall’omicidio di Garlasco, è una frase pronunciata da Stefania Cappa a incrinare una delle convinzioni rimaste intatte per quasi due decenni: che nessuno, oltre a Chiara Poggi e Alberto Stasi, sapesse dell’esistenza di quei filmati intimi. Le nuove deposizioni raccolte dalla Procura di Pavia lo scorso 5 maggio riportano invece al centro dell’inchiesta un elemento che potrebbe riscrivere equilibri, rapporti e moventi attorno al delitto. Sentita dai carabinieri come persona informata sui fatti, Stefania Cappa — oggi avvocata — ha raccontato una Chiara diversa da quella tratteggiata in passato: serena, innamorata, priva di imbarazzo quando parlava della propria relazione. «Ricordo un Natale nel quale mi portò in camera sua per mostrarmi un regalo di Alberto, un completino intimo. Poi anche nei mesi successivi mi parlò dei video fatti», ha spiegato ai carabinieri.

Confidenze tra cugine, raccontate come frammenti di quotidianità. «Io passavo spesso i pomeriggi con lei, ci confidavamo sogni e progetti», ha aggiunto. Di segno opposto il ricordo della sorella gemella Paola Cappa, che ha dichiarato di non aver mai saputo nulla di quei filmati. «Questo mi fa pensare che con me si imbarazzasse», avrebbe spiegato agli investigatori. Un dettaglio che oggi gli inquirenti leggono come possibile chiave per comprendere la rete di rapporti e segreti attorno alla vita privata della ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007. Stefania ha riferito anche un episodio avvenuto pochi giorni prima del delitto. Un allarme improvviso, poi Chiara che esce di corsa in strada «molto spaventata», ancora vestita come stava in casa: canottiera bianca, pantaloncini corti e infradito. Un’immagine che richiama quella del giorno dell’omicidio e che oggi assume un peso diverso nelle ricostruzioni investigative.