Roma, 11 mag. (askanews) – In un contesto segnato da trasformazioni economiche e sociali profonde, la marginalità non riguarda più soltanto il reddito, ma sempre più l’accesso al lavoro, alle relazioni e alle opportunità di partecipazione. In Italia oltre 5,7 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta e più di 3 milioni si collocano ai margini del mercato del lavoro; a livello europeo, quasi una persona su cinque è a rischio di esclusione sociale.
Da queste evidenze, informa una nota, è nato l’incontro “Governance Complexity Competence: Empowering the marginalized in complex worlds”, ospitato dalla Pontificia Università della Santa Croce e organizzato da Diadema Capital e dal Centro di Ricerca “Markets, Culture & Ethics” MCE, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e alcune tra le più significative esperienze italiane di innovazione sociale e reinserimento.
Al centro del dibattito, il ruolo delle cosiddette imprese ibride: modelli capaci di coniugare sostenibilità economica e impatto sociale, superando la tradizionale distinzione tra profit e non profit. Decine di storie di riscatto sono emerse dalle testimonianze di Luciana Delle Donne (Made in Carcere), Lorenzo Di Ciaccio (Pedius), Luca Mongelli (Ridaje) e Roberto Pellegatti (La Terra degli In-Super-Abili): esperienze diverse, accomunate dalla capacità di trasformare l’impresa in uno strumento concreto di inclusione, autonomia ed empowerment della persona.










