UDINE - Ci risiamo! Ebbene sì, ancora una volta purtroppo ci si trova costretti ad affrontare il tema del razzismo. Una piaga che ciclicamente, nonostante le campagne di sensibilizzazione, nonostante una sorta di buonismo che vuole nascondere la polvere sotto al tappeto, torna a far parlare di sé. E se si pensa al finale caldissimo dell'Unipol Domus di Cagliari viene da ridere, in maniera estremamente amara, quando vediamo sfilare in campo insieme alle squadre di calcio i bambini con la maglietta che recita "Keep Racism Out".
Un bello slogan, che resta soltanto quello quando viene sepolto dalla pesantezza dell'insulto razzista, quando sul malcapitato di turno, Keinan Davis in questo caso, piove la parola «scimmia». Il caso è esploso sui social, con botta e risposta da parte dei protagonisti, e non solo, diventando un confronto sulla parola dell'uno contro quella dell'altro. Lungi da noi fare processi sommari, dei contorni della vicenda si occuperà, si spera in maniera approfondita, la giustizia sportiva, ma partiamo dal presupposto della conoscenza della bontà dell'uomo Keinan Davis. Uno che durante i 90 minuti prende e porta a casa botte, trash talking, tutto, senza mai - e ripetiamo mai -, lamentarsi.







